Conosciuto anche come il Maestro di Flémalle (1378/1379 –1444) è stato un pittore fiammingo, attivo nelle Fiandre nella prima metà del XV secolo.
È riconosciuto, insieme a Jan van Eyck, come capostipite del Rinasimento nordico e padre della pittura fiamminga, quando con il suo intenso realismo si distaccò dall’arte idealizzata e sognante del tardo gotico nella pittura nel Nord. È stato anche il primo in assoluto ad introdurre nel Rinascimento la pittura ad olio.
Gli inizi
Nei primi anni del XV secolo, aprì una piccola scuola di pittura a Tournai, che sarebbe diventata fucina di notevoli talenti, tra i quali Jacques Daret e Rogier Van der Weyden. In questa città si svolse gran parte della sua vita.
Natività di Gesù
1420-1425, olio su tavola; Musée des beaux-arts de Dijon, F
La scena mostra la Sacra Famiglia con angeli e pastori in un paesaggio nordico estremamente particolareggiato.
La capanna che fa da stalla è diroccata e lo spaccato della parete in primo pinao sembra fatto ad arte per permettere all’osservatore di vedere il bue e parte della veste della Madonna, in tutto simile a quella che sarà poi della Madonna parafuoco.
In alto dietro le rocce pare spuntare il sole dell’Avvenire di Misericordia, anche se potrebbe pure essere la Stella cometa che indica la via ai Magi.

Lo Sposalizio della Vergine

1420-1430, Grisaille olio su tavola, Museo del Prado, Madrid, E
L’opera, presenta due scenari, uno tardo-gotico in primo piano e uno romanico dietro e a sinistra.
In un tempietto circolare è rappresentato il miracolo della bastone con il quale Giuseppe fu prescelto per sposare Maria.
La decorazione di questo edificio (le vetrate, i capitelli e i timpani) mostrano scene dell’Antico Testamento che anticipano o annunciano episodi del Nuovo Testamento.
Nel portico gotico è invece rappresentato lo Sposalizio della Vergine con Giuseppe che annuncia l’arrivo della Nuova Era.
Il Trittico de Merode

1427, olio su tavola – Metropolitan Museum of Art, New York City, NY, USA
Questo trittico a sportelli richiudibili presenta al centro la scena principale dell’Annunciazione da parte dell’Arcangelo Gabriele della gravidanza imminente di Maria Vergine.
Il tutto avviene all’interno di un soggiorno dove la Madonna è intenta a consultare più volumi ponderosi (Maria è Sede della Sapienza); la stanza è ricchissima di dettagli: un lavello con l’asiugamano, una lussuosa finestra, un camino col parafuoco (meno importante di quello della prossima Madonna del parafuoco, un tavolo circolare al centro della scena, fuori prospettiva, con sopra una candela e un vaso col giglio della purezza.
Nella tabella di destra c’è San Giuseppe falegname che, impugnando un trapano, lavora nella sua bottega; mentre a sinistra, che assistono all’Annunciazione fuori della stanza ci sono i due committenti dell’opera.
Madonna del Parafuoco

1430, olio e tempera su tavola a fondo oro; National Gallery, London, EN
La scena è ambientata in un interno domestico rappresentato con cura particolareggiata ai dettagli della quotidianità. Il nome deriva dal parafuoco in paglia intrecciata che copre il camino che si trova proprio dietro la testa della Vergine, come per rappresentare una profana domestica aureola.
La Vergine è vestita con un manto chiaro, che arriva fino a terra formando pieghe ampie e scultoree.
Se la prospettiva appare ancora un po’ sempliciotta (vedi il ripido pavimento che sembra quello di un palcoscenico teatrale) l’uso della luce è già tipico della pittura fiamminga, con una grande cura alla resa dei dettagli ed al diverso riflesso che i materiali hanno: dalle stoffe ai morbidi capelli della Vergine. Dalla finestra sullo sfondo si intravede una città fiamminga del primo Quattrocento, brulicante di vita.
Ritratto di uomo – Ritratto di donna


Ho voluto considerare questi due ritratti, tra i tanti prodotti da Campin, perchè mi sembrano particolari: sono belli; sono belli i soggetti raffigurati e sono belle le loro riproduzioni.
I colori sono vivi e danno plasticirtà alle immagini. A questo esito partecipa anche l’uso e il contrasto del chiaroscuro degli abiti, in particollare dei copricapi, che arricchisce la scena di espressività.
