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Hugo van der Goes

È stato un pittore del rinascimento fiammingo nel XV secolo (1440 ca. – 1482).
Scarse sono le notizie biografiche a suo riguardo. Si sa che fu maestro della Gilda di Gand.
Lavorò per buona parte della vita a disposizione della amministrazione comunale; lavorò alla decorazione della torre di Bruges in occasione del matrimonio tra Carlo il Temerario e Margherita di York.

Nel 1477 si ritirò a vita monacale durante la quale però continuò a dipingere.

Fu uno dei maggiori artisti nella sua epoca; la sua cifra pittorica si espresse sia con la sua originale capacità di coinvolgimento nel paesaggio e la sagacia dell’osservazione, sia per il turbinio dei sentimenti, fusi assieme dal suo animo piuttosto tormentato.

Fu certamente influenzato dalla visione delle opere di Rogier van der Weyden e Jan van Eyck, oltre a Giusto di Gand.

Le opere

Quando arrivò a Firenze, al termine della sua carriera, gli fu commissionata dalla famiglia Portinari quella che diventerà la sua opera più celebre: il Trittico che prende proprio il nome dalla famiglia ordinante; questa esercitò una certa suggestione su alcuni pittori fiorentini contemporanei. Ghirlandaio, Filippino Lippi, Leonardo da Vinci e altri studiarono la sua opera, cercando di copiarne l’originalità.

Altrettanta ripercussione dovette avere l’eccezionale Morte della Vergine, innovativa e inedita per scorci, disposizione delle masse e penetrazione psicologica dei personaggi.

Altra celebre opera è l’Adorazione dei Magi detta Altare Monforte, immersa in un’atmosfera magica, dalla quale però emerge una non comune nitidezza nei dettagli realistici.

Trittico Portinari

1476-1478, olio su tavola; Galleria degli Uffizi, Firenze

L’opera fu realizzata per la famiglia Portinari, ricchi banchieri fiorentino del XV secolo.

Nel pannello centrale la Vergine è in adorazione di Gesù Bambino, adagiato al suolo. Intorno, assistono all’evento angeli e pastori. Più indietro rispetto al centro dell’azione è dipinto San Giuseppe defilato e in preghiera, addossato a una colonna ionica con sopra un accenno di architrave.
Sul pannello di sinistra vi sono i santi Tommaso, Antonio abate, oltre i componenti maschi della famiglia committente, mentre su quello di destra, le Sante Margherita, Maria Maddalena, oltre le donne della famiglia Portinari. La differenza di proporzioni fra santi e committenti rispecchia la gerarchia di importanza.

L’arrivo a Firenze del dipinto, nel 1483, giunto prima a Pisa via mare, fu un vero avvenimento e l’opera apparve straordinariamente innovativa agli occhi dei pittori fiorentini, che ne apprezzarono soprattutto la verosimiglianza raggiunta nella resa degli oggetti, del paesaggio e delle fisionomie. Nel dipinto, in primo piano, è rappresentata una splendida Natura morta con due vasi di fiori e un covone di frumento, dal valore allegorico: l’iris bianco e il lilium rosso alludono alla purezza e al sangue di Cristo versato nella Passione, l’aquilegia viola preannuncia il dolore della Vergine, i garofani simboleggiano la Trinità, la fascina di spighe allude all’Eucarestia.
I pannelli posteriori, visibili quando il trittico è chiuso, presentano una Annunciazione.

Adorazione dei pastori

1480, olio su tavola; Gemäldegalerie di Berlino, D

Dimensioni ragguardevoli (97 x 245 cm) e per questo insolite.
La scena, estremamente orinale, è rappresentata come un vero e proprio spettacolo teatrale con tanto di sipario aperto (sorretto dai profeti Isaia e Geremia).
Gesù Bambino è deposto nella mangiatoia, circondato da Maria, Giuseppe, angeli e pastori che accorrono all’evento da sinistra.
Van der Goes ci ripropone le allegorie floreali già viste nel Trittico Portinari: il lilium, il fascio di spighe ecc.

Adorazione dei Magi

1470, olio su tavola; Gemäldegalerie der Staatlichen Museen, Berlin, D

L’opera, nota pure come Altare Monforte, era in origine probabilmente un trittico con gli scomparti laterali mobili – forse dipinti su entrambi i lati – che sono andati perduti, come dimostrano le cerniere ancora presenti sulla cornice originale.

Classica scena della visita dei Re Magi a Gesù Bambino.
Tutti gli sguardi ricolmi di profonda devozione, convergono verso il Bambino Gesù, che però è rivolto all’osservatore esterno (noi che guardiamo).
Maria con un ampio mantello azzurro, ha un viso dal pallore ieratico e un’espressione mesta. È seduta e presenta Gesù per l’adorazione dei convenuti.
I re Magi, indossano vesti preziose di foggia seicentesca e recano doni preziosi. Sono, com’è costume, uomini di etnie diverse e di differenti età dell’uomo (gioventù, maturità e vecchiaia).
San Giuseppe, in ginocchio accanto alla Madonna, sembra incredulo davanti a quanto sta accadendo.

A sinistra si snoda il corteo regale inserito in un paesaggio luminoso nordico, nel quale sono presenti alcuni edifici.
Nella nicchia in alto si intravedono alcuni pastori, tra i quali quello con la barba e il cappello di pelliccia con la piuma forse è l’autoritratto di van der Goes.

Il pavimento della stalla appare inclinato verso l’osservatore, dando così l’effetto che le figure stiano per scivolare fuori della scena. Si tratta della tipica impostazione spaziale “a grandangolo” dei primitivi fiamminghi, prima che apprendessero l’utilizzo della prospettiva lineare italiana.

L’opera fa sfoggio della somma abilità dell’artista nel concepire uno singolare profilo in cui il massimo realismo è mescolato con i particolari più esotici e sfarzosi dei Magi.
Alta è la qualità dei dettagli “difficili”, come la resa dei materiali (la pelliccia, il velluto, i metalli preziosi, ecc.) oppure l’espressività di volti e mani.

Il tema dell’Adorazione dei Magi non di rado fu attualizzato a fini celebrativi, con i Magi che assumono i tratti di personaggi noti di importanti famiglie del tempo, di solito i committenti e i loro famigliari.

Pietà

1480-1490, olio su tavola; Galleria Farnese, Museo di Capodimonte, Napoli

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