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Guido di Graziano

Noto anche come Guido da Siena, pittore e miniatore italiano del XIV secolo. Di lui si sa davvero poco se non che ha firmato la grande tavola della Madonna in trono col Bambino, eseguita con ogni probabilità per la chiesa senese di S. Domenico.
Pur conservando uno srile decisamnete romanico nel tratto e nell’assenza di profondità prospettica, anticipa i lavori gotici di Duccio di Buoninsegna, e dei rinascimentali Masolino da Panicale, Gentile da Fabriano, Masaccio e altri.

Dossale di San Pietro (oro e tempera su legno, Pinacoteca Nazionale di Siena)

L’opera è splendida anche se potrebbe pure non essere sua, in realtà.
La tavola è stata dipinta con tempera e oro e possiamo vedere rappresentato San Pietro, al centro che benedice con la mano destra e regge con la sinistra un rotolo, e le Chiavi del Regno.

Occorre precisare che non ho trovato grandi documentazioni al riguardo e quindi tocca arrangiarsi un po’ con l’immaginazione e un po’ con ciò che ci hanno raccontato al catechismo.
I sei rettangoli laterali devono essere intesi come moderne vignette, con rispetto parlando, che illustrano momenti precisi della Nuova Alleanza tra Dio e il Suo popolo, in ordine cronologico, come narrate nei Vangeli: nella prima (in alto a sinistra) troviamo l’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria e il fiat di questa in risposta alla chiamata del Signore; nella seconda (in alto a destra) è rappresentata la nascita di Gesù: subito è necessario soffermarsi a guardare bene la vignetta e identificare i personaggi, ingrandendo opportunamente l’immagine; Maria è al centro della grotta sormontata da Angeli che assistono alle operazioni come in balconata a teatro; la Vergine protende il braccio sinistro verso un bimbo alla sua destra accudito da due donne anziane. E’ Gesù? Boh, non credo… Mi spiego: a sinista di Maria, sotto le froge del bue, c’è un altro bimbo, questo in fasce, mentre l’altro è nudo. Occorre notare che entrambi i bambini hanno l’aureola (come Maria e Giuseppe, mentre le due donne ne sono prive. Eppure, io sono quai certo, che le due donne devono essere individuate come sant’Anna (la mamma di Maria, nonna di Gesù) e santa Elisabetta, la cugina (ma oggi diremmo zia) che Maria stessa aveva accudito qualche settimana prima in occasione del parto di Giovanni che diventerà il Battista. Cioè, a mio avviso, Gesù è in fasce, al calduccio, riscaldato dal bue, mentre le due donne stano facendo il bagnetto a san Giovannino. Perchè le sante donne non hanno l’aureola? Bella domanda. Se ci fosse confermerebbe santità e parentela; in realtà le due potrebbero anche essere due donne di passaggio, considerato anche che nessuna delle due avrebbe dovuto trovarsi a Betlemme in quei giorni. Ma le rappresentazioni artistiche spesso non sono così fedeli alla Storia, nemmeno quando questa è Vangelo. Da notare poi l’atteggiamente perplesso di papà Giuseppe che, col mento appoggiato sulla mano aperta pare non aver ancora capito bene cosa gli sia toccato. E infine, segnalo la strana e irrituale presenza di un paio di macchiette in basso a destra, proprio sotto lo sgabello di Giuseppe, che sembrano davvero due topolini i quali, per carità, in una stalla ci stanno, ma, tra le centinaia di Natività che ho visto rappresentate, è la prima volta che trovo due topolini. 😀
Nel riquadro centrale di sinistra, è rappresentata la pesca miracolosa e la chiamata dei primi Apostoli, tra cui proprio Simon Pietro. La vignetta è chiara: Gesù chiede un passaggio in barca e invita i ragazzotti a tornare a largo a gettare le reti nuovamente; ci basta leggere Lc 5,1-11 per comprendere tutto il senso della scena. Da notare che anche qui sia gli apostoli che addirittura Gesù sono rappresentati senza aureola.
La seconda vignetta centrale a destra è un vero e proprio film con due fotogrammi all’interno della stessa tabella: a sinistra vediamo Pietro in prigione che dorme e che viene svegliato dall’angelo (At 12:1-11); mentre subito a destra vediamo la scena successiva con Pietro e l’angelo che si allontanano dalla prigione con la grata chiusa. Per inciso, in questo caso entrambi hanno l’aureola.
Nel rettangolo in basso a sinistra è rappresentata la triste fine di Simon Mago che precipita all’inferno accompagnato dai demoni con gli apostoli Pietro e Giovanni che non si capisce se assistano impotenti o siano piuttosto coinvolti nel castigo.
L’ultima tabella rappresenta la condanna a morte di Pietro che viene crocifisso a testa in giù (perchè non era degno di morire come il Salvatore); da notare, mi pare, che i carnefici inizino a legare Pietro al palo dalle braccia mentre i piedi, in alto, sono ancora liberi, proprio come se fosse a testa in su. E uno dei due, quello di destra, se ne rende conto e corre di gran carriera col legaccio in mano a rimediare prima che le gambe ricadano all’indietro.
Ma forse è solo un impressione mia… 😉

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